Un ufficio che respira

Un ufficio che “respira”

Alcune indicazioni per rendere il luogo di lavoro più vivibile

luglio 2011

Un ufficio che respiraMolti di noi passano in uffi cio gran parte della propria giornata e quindi è normale volerlo rendere un luogo confortevole e non solo un posto di lavoro: cosa c’è meglio delle piante per personalizzare un ambiente che sprizza formalità da tutti i pori? Ma non solo: scegliere di completare l’arredo di un uffi cio con un tocco di verde, oltre a rendere il nostro spazio più personale e meno anonimo, ha altri importanti vantaggi: le piante infatti regalano benessere psicofi sico (e quindi maggiore resistenza allo stress) e soprattutto purifi cano l’aria che respiriamo.

Gli ambienti di lavoro, per lo più ermetici e condizionati, troppo caldi e secchi, spesso esalano silenziosamente inquinanti come formaldeide, ammoniaca, benzene, che provengono da vernici, toner, pareti, materiali plastici, tanto che si parla di “sindrome da uffi cio malato”. Uno dei modi per combatterla, secondo gli esperti, è appunto costellare gli uffi ci con le cosiddette “piante fi ltro” che depurano l’aria negli ambienti chiusi (abitazioni comprese), e che, con sollievo dei più, necessitano di poche cure, un po’ d’acqua ogni tanto. Sono molto resistenti, in grado di sopportare la presenza costante di luci artifi ciali, pc, fotocopiatrici e stampanti sempre accesi.

Fra le specie che hanno un’azione depuratrice, una delle più diffuse, e effi caci, è la Sansevieria (conosciuta come “lingua di suocera”). Questa pianta di semplicissima cura (ci si può quasi dimenticare che esista) ha una caratteristica anomala: al contrario della maggior parte delle piante, anche durante la notte continua a svolgere una leggera attività di sintesi, producendo quindi ossigeno e assorbendo anidride carbonica. Adattissima perciò per ossigenare ambienti affollati o spesso chiusi, così come l’Areca che lavora per pulire l’aria di giorno: il trucco è averne in un uffi cio piuttosto grande almeno quattro ben cresciute.

La Dracaena marginata (un tronchetto molto elegante con ottime capacità di depurazione) è invece ghiotta di tricloroetilene, presente soprattutto nelle stampanti laser e nelle fotocopiatrici, e messa accanto al pc attenua le radiazioni emesse dallo schermo.

La Felce di Boston, poi, è in assoluto la pianta in grado di rimuovere più di qualunque altra la formaldeide dall’ambiente, addirittura con un tasso di 20 microgrammi per ora. Così come il classico Ficus Benjamina, un “buon consumatore” di formaldeide che arriva da vernici, adesivi e monitor, e il Photosche è un vero e proprio “fi ltro dell’aria”.

Ma anche la semplice Edera variegata, dalle foglie ricadenti bianco-crema, che può stare in una ciotola accanto al computer, è capace di assorbire fi no a 12 microgrammi/ora di formaldeide.

Resistenti ad ogni “maltrattamento” e a ambienti poco illuminati, sono la Chamaedoreaelegans, una palmetta nana, che assorbe 6 microgrammi/ora di ammoniaca e la Aglaonema crispum, in grado di incrementare nel tempo la sua capacità di assorbimento di tossine se esposta per tempi lunghi ad ambienti inquinati.

(fonte: Simona Consolandi -  Sinetica Industries)